#vitadastartupper Da ricercatore a startupper, un’esperienza tra il viaggio e il fango. Intervista a Daniele Staglianò, fondatore di Echoes

Tra gli startupper c’è chi ha maturato la sua idea di impresa innovativa e le sue competenze tecniche nell’ambito di un percorso di ricerca accademica. È il caso di Daniele Staglianò che insieme a tre soci ha dato vita a ECHOES s.r.l., una startup che progetta, produce e commercializza sistemi radar innovativi a basse emissioni con ingombri e consumi energetici contenuti.

Ecco cosa ci ha raccontato Daniele della sua #vitadastartupper.

 

Presentati in 20 parole.
Mi chiamo Daniele Staglianò, sono un ingegnere delle telecomunicazioni, da 3 anni mi occupo di radar in ambito imprenditoriale.

Cosa ti ha spinto a fondare la tua startup?
Più che “cosa” direi “chi” mi ha spinto, è stato il mio tutor di dottorato.
Dopo essersi complimentato con me e con i miei attuali soci per il lavoro che avevamo fatto, ci ha detto: «Ragazzi, avete le capacità per portare avanti questo progetto a un livello più ampio di quello di un dimostratore in ambito universitario. Cosa ne pensate di fondare una startup?». Io e in particolare uno dei miei attuali soci – che è stato tra l’altro mio compagno d’università e con cui ho fatto anche il dottorato – ci siamo guardati e ci siamo detti: «Tu cosa vuoi fare da grande?».
«Beh, senti, proviamoci!».

Ed è partito come un gioco. Abbiamo iniziato partecipando alla Start Cup Toscana che per noi è stata una sorta di esercizio: siamo ingegneri e in quanto ingegneri ci piace fare i conti e vedere “il ferro” delle cose, quindi risolvere le prime questioni relative al business plan e alla definizione del mercato significava avvicinarci a un mondo completamente nuovo e per niente facile.
È stata una vera e propria sfida e ci ha permesso di renderci conto di due cose: primo, ci è piaciuto; secondo, si può fare!

Raccontaci la cosa più sorprendente che ti è capitata da quando hai iniziato a pensare all’idea di fondare la tua startup.
Me n’è successa più d’una! Partirei dai viaggi: ho cominciato a viaggiare in tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’Australia e in vari posti in Europa, e ho iniziato a conoscere persone che a livello imprenditoriale hanno un’esperienza molto più grande e più importante della mia. Mi sono sorpreso quando ho avuto l’occasione di parlare con manager e imprenditori di altissimo livello e ho scoperto che anch’io faccio parte di quel mondo imprenditoriale.

L’altra esperienza che mi ha segnato di più in questi anni mi è capitata invece in Italia. Alle due di notte, mentre pioveva a dirotto, abbiamo ricevuto un allarme perché si era spento un radar. Mi sono ritrovato a installare il radar di notte, nel fango, nel bel mezzo di una frana.

Quale avventura da startupper sceglieresti di raccontare a tuo nipote?
Più che una singola esperienza vorrei raccontargli tutto: l’entusiasmo iniziale, l’entusiasmo di tipo diverso di quando hai avviato la startup e si inizia a lavorare sul serio, e poi come continua… perché spero proprio che continui.

Guardando al futuro prossimo, qual è la sfida che vedi davanti a te?
La sfida sta nella crescita dell’azienda. Al momento la nostra startup si compone di quattro soci lavoratori, abbiamo quindi tutti la stessa responsabilità. Il prossimo passo sarà quello di assumere delle persone e assumerci la responsabilità di avere dei dipendenti. Per noi in questo momento è come prendere qualcuno in famiglia.

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